Arrivando da Vetto d’Enza e salendo verso Ramiseto e Ventasso, oltre una curva stretta si apre la Valle del torrente Lonza, un angolo silenzioso e potente dell’Appennino. Proprio questo territorio è stato il cuore del convegno “Gazzolo e la Valle Lonza – Ambiente naturale e patrimonio culturale di un’antica terra tra Enza e Secchia”, svoltosi il 9 agosto al Centro Polivalente di Ramiseto.
L’architetto del paesaggio Giuliano Cervi ha aperto i lavori sottolineando come la Valle Lonza sia “un laboratorio a cielo aperto” dove natura e storia convivono, invitando a considerarla una risorsa viva per il futuro.
La geologa Alessandra Curotti ha illustrato il ricco patrimonio geologico della valle, tra argille varicolori e arenarie di antiche origini marine, fino alle ofioliti, resti di vulcani sottomarini, trasformando la zona in un vero museo naturale. Il geomorfologo Vincenzo Amos Merlini ha raccontato come acque e terremoti abbiano modellato nel tempo questo paesaggio fatto di calanchi, terrazzamenti e alvei profondi, sottolineando l’importanza della conoscenza del territorio per uno sviluppo sostenibile.
Lo sguardo storico è stato offerto da Rachele Grassi, che ha tracciato otto secoli di storia locale, con particolare attenzione alla famiglia Vallisneri e alla casa a torre di Gazzolo, probabilmente legata ai Cavalieri di Altopascio. Nicola Tirelli Prampolini ha svelato dettagli inediti sulla famiglia Molza, conti di Gazzolo, con un racconto arricchito dall’intervento emozionato dell’avvocato Stefano Molza, discendente diretto, che ha ricordato l’importanza di questa valle come parte della propria identità.
Il convegno si è poi focalizzato sulle radici popolari e architettoniche della zona. Davide Dazzi ha ricordato la pieve di Nigone, antico centro spirituale e sociale, mentre Corrado Caselli ha descritto la corte Cavalieri di Gazzolo, testimonianza di una società rurale coesa e fiera. Il racconto di usi, feste e memorie del Novecento è stato invece affidato ad Alessandro Malpeli, supportato dal documentario inedito degli anni ’60 presentato da Leonardo Salati, che ha suscitato emozione nel pubblico.
L’architetto Cervi ha poi valorizzato il patrimonio edilizio storico della valle, fatto di case-torre, mulini e portali scolpiti, sottolineando come questi elementi possano diventare volano di sviluppo attraverso progetti di recupero partecipati.
A chiudere, Grassi e Cervi hanno presentato un programma integrato di valorizzazione che unisce ambiente, cultura, turismo lento e comunità locali. Dal convegno è stata poi data notizia della NASCITA DELLA NOSTRA ASSOCAIZIONE, “Valle Lonza Aps”, con citazione della sede “che sorge – è stato detto – nel piccolo borgo di Ca’ dell’Abate, simbolo di una rinascita che vuole partire dai luoghi più fragili”.
L’evento ha lasciato la sensazione di aver risvegliato un’identità profonda, fatta di geologia, genealogia, memoria e speranza. La Valle Lonza non è più solo da osservare: è una terra da ascoltare, vivere e raccontare.



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Bravo