Diga di Vetto, il nostro contributo al dibattito pubblico

Come abitanti della zona nella quale dovrebbe essere realizzata l’opera in oggetto, approfittando della possibilità che ci viene data, trasmettiamo le nostre osservazioni.

Rispettiamo le necessità della “pianura”, che necessita di un bacino per l’acqua a uso irriguo, industriale e per il contenimento delle piene. Rispettiamo altresì le esigenze di chi ritiene necessario un accumulo di acqua per uso potabile e di chi considera opportuna la produzione di energia elettrica. Siamo ben lieti che il nostro territorio possa offrire tali possibilità. Contestualmente, tuttavia, chiediamo che vengano tenuti nella dovuta considerazione anche i problemi degli abitanti della montagna e le loro esigenze.

La zona di intervento, e più in generale il territorio montano, è interessata da un progressivo abbandono e degrado e, allo stato attuale, non presenta prospettive concrete di miglioramento. Di conseguenza, affinché l’opera in oggetto sia per noi realizzabile e accettabile, essa dovrà determinare un’inversione di tendenza, creando opportunità di lavoro e di sviluppo turistico, nel rispetto di un ambiente sostenibile.

Per questo motivo riteniamo opportuno richiamare l’attenzione su un aspetto rilevante: occorre evitare che, nei periodi di prelievo dal bacino e di scarso apporto idrico da monte, si creino zone paludose o sponde brulle e prive di vegetazione a causa dell’abbassamento del livello dell’acqua. Una simile conseguenza avrebbe un impatto fortemente negativo e, qualora si verificasse, renderebbe per noi il progetto non accettabile.

A nostro parere, è necessario un invaso con sbarramento in corrispondenza della stretta di Vetto; le sue dimensioni dovrebbero essere significativamente superiori agli 86 milioni di metri cubi previsti nel DOCFAP e il volume idrico ambientale dovrebbe essere portato a un valore superiore ai 10 m indicati nello stesso documento.

Avremmo inoltre bisogno di informazioni in merito alla nuova viabilità prevista (in particolare la Vetto–Ramiseto), ai luoghi di prelievo dei materiali inerti per la costruzione, alle opere di pre-diga finalizzate a trattenere il materiale in ingresso e alle aree destinate alla loro realizzazione. È possibile disporre di tali informazioni in questa fase o è necessario attendere il progetto di fattibilità tecnica ed economica?

In conclusione, allo stato attuale possiamo soltanto chiedere che l’opera risulti utile anche per la montagna nei termini sopra indicati, che la diga sia realizzata in sintonia con l’ambiente e che il cantiere di costruzione sia il meno impattante possibile, operando nel rispetto di un adeguato piano ambientale di gestione.

Ringraziamo per l’attenzione e restiamo, se possibile, in attesa di riscontro.

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