il Canyon di Atticola

Le argille multicolori come non le avete mai viste

Un nuovo sentiero, sul quale i nostri volontari stanno lavorando, condurrà da Ca’ dell’Abate,
sede della nostra associazione, al Canyon di Atticola. Attraverserà boschi, affioramenti geologici e paesaggi che raccontano milioni di anni di storia d’Appennino, lasciando il visitatore incuriosito e sorpreso.

Molti raggiungono il Canyon di Atticola risalendo direttamente dal fondovalle.
Questo itinerario propone invece un’esperienza diversa: partire da Ca’ dell’Abate, sede di Valle Lonza APS, e avvicinarsi alle celebri Argille Multicolori seguendo un percorso immerso nella natura e nella storia del territorio.
l sentiero attraversa ambienti boschivi, affioramenti di arenarie della Serie di Ranzano e suggestive formazioni argillose che dominano il torrente Lonza. Camminando da sud-ovest verso nord-est, il canyon si rivela progressivamente da una prospettiva insolita e più autentica, trasformando la visita in un vero viaggio attraverso il paesaggio geologico dell’Appennino reggiano.

Nella mappa sopra è possibile esplorare il tracciato e scoprirne le principali tappe.

Si parte da Ca’ dell’Abate…

Il sentiero prende avvio all’ingresso di Ca’ dell’Abate, piccolo nucleo rurale dell’Appennino reggiano e sede di Valle Lonza APS. Qui il visitatore incontra subito uno degli elementi più caratteristici del paesaggio tradizionale di montagna: un antico muretto a secco, costruito con pietre raccolte sul posto e posate senza malta, testimonianza concreta del lavoro e dell’ingegno delle generazioni che hanno abitato queste terre. In prossimità si apre uno spiazzo erboso, ideale per una breve sosta, per preparare lo zaino o semplicemente per osservare il paesaggio prima di mettersi in cammino.

tra vegetazione e arenarie

Lasciate le case sulla sinistra, il percorso entra rapidamente nel bosco seguendo una traccia ben definita e in costante salita. La direzione è quella nord-est, mentre i tetti rossi di Ca’ dell’Abate rimangono sempre più in basso, offrendo scorci suggestivi sul borgo e sul fondovalle. Sul lato sinistro si costeggia un piccolo coltivo, ultimo segno della presenza agricola prima che la vegetazione prenda il sopravvento. La pendenza si fa sentire, ma è compensata dalla sensazione di immergersi progressivamente in un ambiente sempre più naturale e appartato.

la dorsale della Grotta

Proseguendo la salita ci si avvicina alla parte sommitale meridionale della cosiddetta “Grotta”, l’imponente affioramento di arenarie della Serie di Ranzano che domina le case dell’associazione. Vista da qui, la formazione rocciosa assume l’aspetto di una lunga schiena di mulo che emerge dal bosco e accompagna il camminatore lungo il versante. Il sentiero raggiunge proprio l’estremità di questa dorsale naturale, tra giovani querce, cerri e robinie, in un ambiente che alterna luce e ombra e che anticipa le sorprendenti emergenze geologiche che attendono più avanti lungo il percorso.

Nel cuore del bosco

Continuando a salire lungo il sentiero, Ca’ dell’Abate appare ormai in basso, quasi nascosto tra le pieghe del versante. Le poche case che compongono il borgo sembrano rimpicciolirsi progressivamente mentre il cammino si addentra in un ambiente boschivo sempre più ricco e interessante. Il bosco è dominato da specie a foglia caduca, tipiche di queste quote dell’Appennino reggiano: querce, cerri, frassini e qualche essenza da frutta ma selvatica.
In mezzo a questa vegetazione, però, l’osservatore attento noterà qualcosa di insolito. Emergono infatti le chiome sempreverdi dei pini silvestri, alberi che in questo tratto della Valle Lonza trovano condizioni particolarmente favorevoli e conferiscono al paesaggio un carattere quasi inaspettato..

Il grande albero

Proseguendo lungo la salita si può incontrare uno degli abitanti più antichi e affascinanti di questi luoghi: una grande quercia secolare che da generazioni domina il versante. Il suo tronco poderoso e la sua ampia chioma raccontano una storia che precede di molto quella degli attuali sentieri e degli stessi abitanti della valle. È facile immaginare come questa pianta abbia assistito al passaggio di contadini, allevatori, cercatori di funghi e viandanti quando questi percorsi rappresentavano collegamenti quotidiani tra piccoli nuclei abitati. Oggi la quercia continua a svolgere il suo ruolo di silenziosa sentinella del paesaggio, offrendo riparo e ombra a chi percorre il sentiero e invitando a una breve sosta prima di riprendere il cammino.

Una pausa meritata

Nelle giornate più calde, il tratto che stiamo percorrendo può mettere alla prova il fiato e le gambe. La pendenza rimane infatti significativa e il dislivello si accumula gradualmente passo dopo passo. Proprio per questo l’ombra offerta dalla grande quercia rappresenta un’occasione preziosa per fermarsi qualche minuto, bere un sorso d’acqua e osservare il paesaggio circostante. Il silenzio del bosco è interrotto soltanto dal fruscio delle foglie e dal canto degli uccelli. È uno di quei luoghi che invitano naturalmente alla lentezza, permettendo di riscoprire un ritmo diverso da quello della vita quotidiana.

Uno sguardo sulla Valle

Dopo la salita nel bosco, il sentiero raggiunge uno dei luoghi più suggestivi dell’intero percorso: il Puntone, uno sperone naturale esposto verso nord che si affaccia sulla parte bassa della Valle Lonza. Qui la collina, formata da antichi sedimenti argillosi interrotti da affioramenti di arenaria della Serie di Ranzano, offre un inatteso balcone panoramico sul paesaggio circostante e permette di coglierne a colpo d’occhio la complessità geologica e ambientale.

Tra torrente e argille

Dal margine del belvedere lo sguardo scende verso il corso del torrente Lonza e verso l’area della vecchia cava di sabbia, attiva fino ai primi anni Duemila e oggi progressivamente riconquistata dalla vegetazione. Sul versante opposto emerge invece l’abitato di Gottano, adagiato sulla sommità della collina come un punto di riferimento costante nel paesaggio. Da questa posizione privilegiata è possibile leggere la forma della valle, osservare i versanti modellati dall’acqua e comprendere il rapporto tra la geologia del territorio e la presenza umana.

Un luogo per fermarsi

Il Puntone non è soltanto un punto panoramico. È anche uno spazio che invita naturalmente alla sosta. La brezza che percorre quasi costantemente questo crinale rende piacevole fermarsi qualche minuto all’aperto, magari per leggere, riflettere o semplicemente lasciarsi accompagnare dal silenzio. Lontano dal traffico e dai ritmi quotidiani, questo angolo della Valle Lonza conserva una rara sensazione di pace. Prima di riprendere il cammino verso le Argille Multicolori e il Canyon di Atticola, vale la pena concedersi il tempo di osservare il paesaggio e ascoltare ciò che questo territorio ha ancora da raccontare.

Sulla Strada Vecchia

Poco prima di raggiungere il Canyon di Atticola, il percorso cambia carattere. La salita lascia spazio a un tratto quasi pianeggiante che segue l’antico tracciato della “Strada Vecchia”, il tratturo che per secoli ha rappresentato una delle principali vie di collegamento di queste colline. Oggi due passi lungo questo sentiero bastano per percepire una differenza sottile ma profonda: non stiamo seguendo una strada moderna, bensì una direttrice antica, modellata dal passaggio continuo di uomini e animali molto prima della costruzione dell’attuale strada asfaltata tra Vetto e Ramiseto.

Tra bosco e lavoro

Il cammino attraversa una bella fustaia di giovani piante governate a ceduo, esempio concreto di un bosco utilizzato e curato secondo pratiche tradizionali. Qui la presenza dell’uomo non ha cancellato la natura, ma ha contribuito a plasmarla nel tempo. Chi conosce questi luoghi sa distinguere le specie, riconoscere i turni di taglio e comprendere come il bosco abbia fornito per generazioni legna da ardere, pali, attrezzi e materiali indispensabili alla vita quotidiana. Il sentiero corre sul crinale delle colline argillose, seguendo la direttrice sud-ovest nord-est che caratterizza l’intero paesaggio della Valle Lonza.

Sulle orme dei viandanti

Camminando lungo questa antica via è inevitabile lasciare spazio all’immaginazione. Qui saranno transitati contadini diretti ai campi, pastori con le greggi, carri carichi di merci e viaggiatori in cammino verso località lontane. Forse passarono anche pellegrini diretti all’ospitale dei Cavalieri di Altopascio presso Gazzolo, o verso il Passo di Linari per raggiungere la Toscana. Più indietro nel tempo ancora, si possono immaginare cavalieri e messaggeri percorrere queste alture quando l’area gravitava nell’orbita dei domini canossiani. Oggi il sentiero conserva intatta questa capacità di evocare storie e percorsi, trasformando una semplice passeggiata in un viaggio attraverso la memoria dell’Appennino.


Dove la terra si colora

Le Argille Multicolori di Atticola rappresentano uno degli scenari geologici più sorprendenti della Valle Lonza. Qui l’erosione ha scolpito nel tempo profonde incisioni tra sedimenti argillosi dai colori che spaziano dal grigio al giallo, dall’ocra al rossastro, creando un paesaggio quasi irreale, spesso accostato ai calanchi ma con caratteristiche proprie e riconoscibili. Alcune tonalità sono dovute alla presenza di minerali ferrosi che conferiscono a questi versanti un aspetto spettacolare e mutevole secondo la luce e le stagioni.

Raggiungere questo luogo dall’alto significa scoprirlo da una prospettiva insolita. Partendo da Ca’ dell’Abate, dove è possibile lasciare comodamente l’auto e iniziare il cammino, il sentiero accompagna il visitatore lungo boschi, antiche vie e punti panoramici fino a condurlo sulla sommità del canyon. Qui, tra i profili delle argille e gli affioramenti di arenaria della Serie di Ranzano, ricompaiono anche i caratteristici pini silvestri, aggrappati ai versanti più esposti come sentinelle del paesaggio.
Le Argille Multicolori non sono soltanto un luogo di straordinaria bellezza. Sono una preziosa testimonianza della storia geologica dell’Appennino, un laboratorio naturale dove è possibile osservare i processi che da milioni di anni modellano il territorio. Guardandole dall’alto si comprende come acqua, vento e tempo abbiano costruito uno dei paesaggi più originali e affascinanti del medio Appennino reggiano.


Valle Lonza Aps

Il paradiso che non ti aspetti